Un fascino inossidabile

Oggi una MG si acquista soprattutto per il prezzo di listino, ma sessanta anni fa catturava il pubblico per il fascino e l’attrattiva che esercitava sulla clientele. Ed ancora così questo è il caso del romano Stefano Marini da cinque anni, felice proprietario di una MG A 1600 Mk II riuscita espressione del successo di questa spider inglese.

«Si tratta di uno degli ultimissimi esemplari costruito nel Dicembre 1961 di questa particolare versione in produzione dal precedente mese di Aprile e dotata di un motore maggiorato a 1.622 cc aumentando l’alesaggio da 75,4 a 76,2 mm per sviluppare 93 CV (68 kW), allungando il rapporto al ponte allungato da 4,3:1 a 4,1:1 e montando una quarta più lunga per consentire una guida più rilassata a velocità costante» racconta Marini. «Le 1600 Mk II si riconoscono facilmente dalle altre MG A per la mascherina differente con le barre verticali incassate e per i due gruppi ottici orizzontali posteriori di colore rosso appena sotto il cofano del portabagagli».

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La vettura in questione (telaio 16GC-GHNZ-102668) è certificata da British M. I. Heritage e possiede una lunga ed intrigante storia in quanto è stata acquistata dal vice-console italiano a Hong Kong, poi nominato ambasciatore a Pechino. Per la tipologìa di benzina allora disponibile ad Honk Kong, questa MG A ha un motore a basso rapporto di compressione. Nel 1987 questa MG A è stata introdotta in Italia e ripunzonata d’ufficio con numero P4102668P. L’auto è stata oggetto di un restauro totale nel 2006 fatto dal proprietario pro-tempore.

Modello intermedio

Presentata nel Maggio 1959, la MG A 1600 era una specie di modello intermedio tra la versione standard con motore di 1,5 litri e la successiva Twin Cam in quanto a differenza di quest’ultima i freni a disco sono montati solo sulle ruote anteriori ed il propulsore da 78 CV (57 kW) è del tipo con distribuzione ad aste e bilancieri anziché a due assi a camme in testa. Una versione 1600 De Luxe con freni a disco sulle quattro ruote fu allestita in 82 esemplari con i restanti telai della Twin Cam uscita nel frattempo dalla produzione.

Ciò non impedì alle vendite di MG A di cominciare a calare drasticamente, passando da 16.000 unità nel 1959 a neppure 10.000 nel 1960 ed a sole 5.991 nel 1961. Il primo e secondo posto di classe conquistato alla 12 Ore di Sebring dalle verdi coupè degli equipaggi Jack Flaherty- Jim Parkinson (numero 44) e Peter Riley – John Whitmore (numero 43) non bastarono a rilanciarla tra gli appassionati.

Ha fatto epoca

Ciò non toglie che la MG A sia stata un successo ed abbia fatto epoca. Quando, nel Luglio 1962, uscì di produzione ne erano state vendute complessivamente 101.081 unità la stragrande maggioranza delle quali all’estero e solo 5.869 nel Regno Unito. La più alta percentuale di esportazione di qualsiasi altra auto britannica. Qualcuno ricorda la MG A come “quanto di più inglese si possa immaginare in fatto di automobili” ed una delle migliori interpretazioni di vettura con telaio separato dalla carrozzeria in termini di rigidità strutturale e di abitabilità interna grazie alla soluzione dei sedili inseriti all’interno e non al di sopra del telaio. Le porte delle spider MG A erano sprovviste di maniglie. Per accedere all’interno dell’abitacolo occorreva infilare una mano all’interno e tirare un cavetto nella tasca dello sportello. Oppure scavalcare la porta! Oggi sarebbe inimmaginabile.

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